La signora Markel
Le chiamano vendite nude allo scoperto, vuol dire sbarazzarsi di un titolo prima ancora di averlo preso in prestito. Una pratica speculativa che colpisce le obbligazioni bancarie e i titoli di stato, secondo una visione poco confidente verso il mercato. In Germania il naked short selling è diventato peggio dei fondi locuste contro i quali si scagliò nel 2005 il socialdemocratico Franz Muentefering.

Le chiamano vendite nude allo scoperto, vuol dire sbarazzarsi di un titolo prima ancora di averlo preso in prestito. Una pratica speculativa che colpisce le obbligazioni bancarie e i titoli di stato, secondo una visione poco confidente verso il mercato. In Germania il naked short selling è diventato peggio dei fondi locuste contro i quali si scagliò nel 2005 il socialdemocratico Franz Muentefering. Da ieri è verboten, bandito dai mercati tedeschi, con decisione unilaterale che ha colto di sorpresa i governi europei e irritato al massimo quello francese. L’unico contento sembra il premier Luis Zapatero, sotto tiro ora che l’onda ribassista si sposta da Atene su Madrid.
I mercati hanno mugugnato non poco per questa ulteriore iniziativa da “protezionismo finanziario”. Tutte le piazze europee sono scese: Milano di 3,45 punti percentuali, Francoforte di 2,72 e Parigi di 2,92. Il risultato finale? La capitalizzazione delle borse europee ieri si è ridotta di 144 miliardi di euro. Anche Wall Street ha aperto in calo. La mossa è stata giudicata incauta e intempestiva, venata di nazionalismo, con una Consob tedesca alla mercé dell’esecutivo di Berlino, fanno notare ambienti governativi italiani. Beneficiate sono le dieci maggiori banche e assicurazioni tedesche, come Deutsche bank, Allianz, Commerzbank, Deutsche Börse, Generali Deutschland, Hannover Rueck e Muenchener Rueck, messe nel mirino dalla borsa. Il divieto, insomma, serve da assicurazione contro rischi di default ed è stato subito ribattezzato salva-banche. E’ stato proibito il naked shorting anche sulle emissioni dei governi denominate in euro e trattate in Germania. Da ieri, inoltre, la BaFin, equivalente alla nostra Consob, ha impedito di cedere credit default swap su titoli governativi trattati senza più legame diretto alla obbligazione sottostante.
L’obiettivo della Merkel è tagliare le unghie alla speculazione. Una restrizione delle vendite short è stata introdotta nel settembre 2008, come mossa temporanea per spegnere l’incendio a Wall Street. Nell’un caso e nell’altro, l’obiettivo era placare la febbre sui mercati, ma il risultato è stato esattamente opposto, notano gli osservatori. Infatti su tutte le piazze si è diffusa ieri la netta sensazione che le banche tedesche siano imbottite di titoli ad alto rischio. Il Libor, il tasso interbancario offerto sul mercato di Londra e calcolato quotidianamente, è aumentato per il sesto giorno consecutivo, salendo a 4,77 da 4,65 del giorno precedente. Il Libor è il prezzo al quale le banche si scambiano denaro a breve termine; più va su meno c’è voglia di prestarsi quattrini l’un l’altra. Insomma, è un termometro della sfiducia e della paura. Anche l’effetto sull’euro è stato immediato e negativo: la valuta è scesa ancora fino a 1,214 sul dollaro per poi assestarsi a 1,23 sulla moneta americana.
Angela Merkel, aprendo il dibattito al Bundestag sugli aiuti alla Grecia, ha contribuito ulteriormente ieri mattina a mettere le borse in fibrillazione: “La mancanza di regole e limiti – ha detto – può rendere il comportamento nei mercati finanziari guidato puramente dal motivo distruttivo del profitto e minacciare così la stabilità finanziaria in Europa e nel mondo”. La Kanzlerin ha aggiunto toni da ultima spiaggia riguardanti la moneta unica europea, che hanno fatto vibrare i vetri nel grattacielo della Bce: “E’ una questione di sopravvivenza, l’euro è in pericolo e se l’euro fallisce allora fallisce anche l’Europa”.
Dunque la Cancelliera è passata da parole e gesti ritenuti troppo soffici a una drammatizzazione della crisi. Il ministro francese delle Finanze, Christine Lagarde, ha però fatto sapere che non intende seguire il modello tedesco, anche se Nicolas Sarkozy era stato tra i primi a denunciare l’immoralità della speculazione. “Questo mercato è molto stretto e le vendite allo scoperto non sono molto attive da noi”, ha dichiarato piccata. In realtà, la piazza finanziaria di Parigi, più sofisticata di Francoforte, è dominata dalla haute finance più che dalle banche commerciali, è più internazionalizzata e fa da ponte con Londra e New York. Dunque, il governo è cauto. Invece quello austriaco è pronto a seguire il diktat tedesco.
Il presidente della commissione Ue, José Manuel Barroso, si è detto d’accordo con la Merkel e ha annunciato che domani all’Ecofin solleverà la questione, ribadendo l’intento comune di colpire la speculazione contro i debiti sovrani e regolare le vendite allo scoperto così come il comportamento degli hedge fund. Ma il commissario al mercato interno, Michel Barnier, chiede un coordinamento europeo. In altri termini, i mercati vanno regolati tutti insieme, gesti solitari non servono, diffondono panico e non producono gli effetti sperati. Vedremo se i mercati si faranno mettere le brache senza colpi di coda.
I mercati hanno mugugnato non poco per questa ulteriore iniziativa da “protezionismo finanziario”. Tutte le piazze europee sono scese: Milano di 3,45 punti percentuali, Francoforte di 2,72 e Parigi di 2,92. Il risultato finale? La capitalizzazione delle borse europee ieri si è ridotta di 144 miliardi di euro. Anche Wall Street ha aperto in calo. La mossa è stata giudicata incauta e intempestiva, venata di nazionalismo, con una Consob tedesca alla mercé dell’esecutivo di Berlino, fanno notare ambienti governativi italiani. Beneficiate sono le dieci maggiori banche e assicurazioni tedesche, come Deutsche bank, Allianz, Commerzbank, Deutsche Börse, Generali Deutschland, Hannover Rueck e Muenchener Rueck, messe nel mirino dalla borsa. Il divieto, insomma, serve da assicurazione contro rischi di default ed è stato subito ribattezzato salva-banche. E’ stato proibito il naked shorting anche sulle emissioni dei governi denominate in euro e trattate in Germania. Da ieri, inoltre, la BaFin, equivalente alla nostra Consob, ha impedito di cedere credit default swap su titoli governativi trattati senza più legame diretto alla obbligazione sottostante.
L’obiettivo della Merkel è tagliare le unghie alla speculazione. Una restrizione delle vendite short è stata introdotta nel settembre 2008, come mossa temporanea per spegnere l’incendio a Wall Street. Nell’un caso e nell’altro, l’obiettivo era placare la febbre sui mercati, ma il risultato è stato esattamente opposto, notano gli osservatori. Infatti su tutte le piazze si è diffusa ieri la netta sensazione che le banche tedesche siano imbottite di titoli ad alto rischio. Il Libor, il tasso interbancario offerto sul mercato di Londra e calcolato quotidianamente, è aumentato per il sesto giorno consecutivo, salendo a 4,77 da 4,65 del giorno precedente. Il Libor è il prezzo al quale le banche si scambiano denaro a breve termine; più va su meno c’è voglia di prestarsi quattrini l’un l’altra. Insomma, è un termometro della sfiducia e della paura. Anche l’effetto sull’euro è stato immediato e negativo: la valuta è scesa ancora fino a 1,214 sul dollaro per poi assestarsi a 1,23 sulla moneta americana.
Angela Merkel, aprendo il dibattito al Bundestag sugli aiuti alla Grecia, ha contribuito ulteriormente ieri mattina a mettere le borse in fibrillazione: “La mancanza di regole e limiti – ha detto – può rendere il comportamento nei mercati finanziari guidato puramente dal motivo distruttivo del profitto e minacciare così la stabilità finanziaria in Europa e nel mondo”. La Kanzlerin ha aggiunto toni da ultima spiaggia riguardanti la moneta unica europea, che hanno fatto vibrare i vetri nel grattacielo della Bce: “E’ una questione di sopravvivenza, l’euro è in pericolo e se l’euro fallisce allora fallisce anche l’Europa”.
Dunque la Cancelliera è passata da parole e gesti ritenuti troppo soffici a una drammatizzazione della crisi. Il ministro francese delle Finanze, Christine Lagarde, ha però fatto sapere che non intende seguire il modello tedesco, anche se Nicolas Sarkozy era stato tra i primi a denunciare l’immoralità della speculazione. “Questo mercato è molto stretto e le vendite allo scoperto non sono molto attive da noi”, ha dichiarato piccata. In realtà, la piazza finanziaria di Parigi, più sofisticata di Francoforte, è dominata dalla haute finance più che dalle banche commerciali, è più internazionalizzata e fa da ponte con Londra e New York. Dunque, il governo è cauto. Invece quello austriaco è pronto a seguire il diktat tedesco.
Il presidente della commissione Ue, José Manuel Barroso, si è detto d’accordo con la Merkel e ha annunciato che domani all’Ecofin solleverà la questione, ribadendo l’intento comune di colpire la speculazione contro i debiti sovrani e regolare le vendite allo scoperto così come il comportamento degli hedge fund. Ma il commissario al mercato interno, Michel Barnier, chiede un coordinamento europeo. In altri termini, i mercati vanno regolati tutti insieme, gesti solitari non servono, diffondono panico e non producono gli effetti sperati. Vedremo se i mercati si faranno mettere le brache senza colpi di coda.